




L’impianto, di proprietà comunale, viene costruito negli anni ’60 sugli spazi già a vocazione sportiva delle “Casermette”, poi trasformati negli anni ’30 in sede locale dell’Opera Nazionale Balilla e quindi nel primo quartiere fieristico di Pordenone. È proprio nel contesto espositivo che nasce il Palazzetto dei marmi, più comunemente abbreviato in Palamarmi, perché destinato prevalentemente alla loro mostra fino al definitivo trasferimento dell’Ente Fiera nella nuova sede di viale Treviso nel 1975.
Fin dagli anni ’60, durante la stagione invernale il padiglione viene concesso al pattinaggio a rotelle e all’hockey pista, per poi essere riconvertito tra giugno e settembre a salone espositivo. Sulla storica pista rossa, ancora presente alle fondamenta dell’attuale pavimentazione, il GS Hockey Pordenone ha disputato i campionati che l’hanno portata dalla Serie C alla A.
Nel 1979 l’impianto chiude due anni per lavori di ristrutturazione e adeguamento alle normative sportive e di ordine pubblico, finanziati dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con 1,8 miliardi di lire. L’hockey nel frattempo si trasferisce nella pista della chiesa di San Pietro Apostolo a Cordenons. Il Palamarmi riapre nel 1981 e l’anno successivo ospita i Campionati Europei Juniores di hockey su pista, vinti dal Portogallo davanti alla Spagna.
Nel 2002 vengono rinnovati gli spogliatoi e adeguati gli impianti termoidraulici, ristrutturazione al termine della quale il palazzetto viene dedicato a Mauro Marrone, indimenticato giocatore e allenatore di hockey scomparso prematuramente nel 1996.
Nel 2021 vengono rinnovate le tribune, con l’installazione degli attuali seggiolini al posto delle precedenti panche in legno, sostituite le lampade di illuminazione della pista e adeguato l’impianto elettrico, un intervento da 85.000 euro sostenuto dal Comune di Pordenone. Nel 2024, con fondi PNRR, viene adeguato l’impianto antincendio.
Nell’estate del 2025, dopo oltre 40 anni di onorato servizio, la pista in piastrelle ormai ammalorata viene demolita e ricostruita in cemento. Quella attuale è uno dei primi esemplari di pista senza giunti per il rotellismo indoor. I lavori, finanziati dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con un contributo di 235.000 euro, sono stati gestiti dal Raggruppamento temporaneo tra ASD GS Hockey Pordenone e ASD Pattinaggio Artistico Pordenone.
L’area della fiera vecchia di via Molinari, di cui il PalaMarrone è parte integrante, è in fase di profonda riqualificazione grazie alla realizzazione del nuovo Polo Young, un centro sportivo di nuova generazione finanziato con fondi PNRR-NextGenerationEU, che sarà inaugurato nel 2026.
Il nuovo ambito prevede, oltre alla ristrutturazione della storica Casa del Balilla e della palestra centrale del precedente Polisportivo Gino Rossi, la costruzione di tre nuovi corpi di fabbrica su più livelli, all’interno dei quali troveranno spazio palestre multifunzionali, campi da basket, pareti attrezzate per l’arrampicata, una sala da scherma, oltre a locali tecnici, sedi associative, spogliatoi e un’area ristoro. Sul tetto dei due edifici principali saranno ricavati nuovi campetti da basket, mentre sotto alle palafitte, a livello del terreno, troverà posto una pista di pattinaggio all’aperto.

Il Palazzetto di Hockey e Pattinaggio di Pordenone è intitolato alla memoria di Mauro Marrone, atleta e allenatore scomparso nel 1996, appena trentenne.
Pordenonese, buon giocatore arrivato fino alla Serie B, Mauro si dedica presto alla carriera di allenatore, guadagnando a soli 23 anni – il più giovane in Italia – la titolarità di una panchina nella massima serie.
Nel 1987 guida una squadra di pattinatrici locali con la maglia del Rollen Pordenone alla conquista dello scudetto, il primo della storia dell’hockey pista femminile (le cui finali si svolgono proprio a Pordenone), impresa che ripeterà altre due volte.
In seguito ai risultati ottenuti, nel 1989 viene nominato commissario tecnico della nazionale italiana femminile, che si classifica quarta nella prima edizione sperimentale dei campionati europei.
Gli studi in economia bancaria e i primi problemi di salute lo costringono a uno stop di due anni, dopo i quali torna ancora in panchina come allenatore in Serie B.
È ricordato come persona rigorosa e puntuale, compagno di squadra leale e coraggioso, allenatore preparato e ambizioso. La sua grande passione sportiva continua a vivere nell’impianto sportivo che con orgoglio porta il suo nome.