Trent'anni dopo, tutti in pista per Mauro Marrone - Hockey Pordenone

Trent’anni dopo, tutti in pista per Mauro Marrone

Da una parte i bambini che hanno appena imparato a stare sui pattini, dall’altra i veterani che con Mauro hanno condiviso partite, spogliatoi e un pezzo di vita. In mezzo, trent’anni di storia e una passione che continua a passare di mano. Sabato 7 novembre il PalaMarrone ha riunito generazioni diverse dell’hockey pordenonese per ricordare Mauro Marrone, con una mattinata promossa da Hockey Pordenone e Pattinaggio Artistico Pordenone insieme all’Amministrazione comunale.

A trent’anni dalla scomparsa, avvenuta il 5 novembre 1996, familiari, amici, atleti e rappresentanti delle istituzioni si sono ritrovati per lo scoprimento della nuova dedica dell’impianto al giocatore e allenatore pordenonese.

«Abbiamo svelato questa targa al PalaMarrone per ricordare la figura di Mauro Marrone a trent’anni dalla sua scomparsa», ha dichiarato il sindaco Alessandro Basso, intervenuto all’inaugurazione. «È un modo per la nostra città di ricordare non soltanto l’attività sportiva, ma anche la storia delle persone che hanno contribuito a costruirla e svilupparla nel corso degli anni. Un gesto che vuole custodire e tramandare la memoria di Mauro, affinché continui ad appartenere non solo alla sua famiglia, ma all’intera collettività.»

«Mauro era una persona che faceva star bene gli altri», ha ricordato l’assessore allo Sport Elena Ceolin. «Riusciva anche a scherzare sulla propria malattia», ha aggiunto, parlando «del suo coraggio, della sua generosità, della sua capacità di pensare agli altri anche nei momenti più difficili». «Vogliamo custodirne la storia, la passione, i valori e soprattutto vogliamo consegnarli alle generazioni che verranno. Ogni volta che un bambino entra in questo palazzetto, impara a pattinare, indossa i pattini, impara a stare in squadra con lealtà e coraggio, un pezzetto della passione e dei valori di Mauro continua a vivere insieme a loro.»

Andrea Marcon, presidente del CONI Friuli Venezia Giulia, ha richiamato la responsabilità dei dirigenti sportivi nel «custodire il ricordo», ma «custodirlo non sfogliando pagine di storia: portando i valori lasciati da persone come Mauro nella crescita dei ragazzi e delle ragazze». Ha poi rivolto un ringraziamento alla famiglia: «Noi facciamo una vita un po’ strana e alle nostre famiglie chiediamo tanto». Da qui «un grande grazie alla famiglia di Mauro perché ci ha permesso di averlo con noi per tanto tempo». Un ringraziamento anche agli amici, ancora in pista per ricordarlo dopo trent’anni: «Non è una cosa così scontata».

«Mauro ha dedicato una parte importante della propria vita a far crescere gli altri attraverso lo sport. Ed è soprattutto questo tratto che oggi ci interessa raccogliere e portare avanti», ha detto il presidente dell’Hockey Pordenone Sergio Maistrello. «Noi ricordiamo Mauro ogni volta che insegniamo a pattinare e a tenere in mano il bastone a una nuova bambina o a un nuovo bambino. C’è un filo che attraversa tutta la nostra storia e che non si è mai spezzato: la volontà di offrire ai ragazzi di questa città un luogo in cui crescere, mettersi alla prova e sentirsi parte di qualcosa. Da oggi, entrando in questo palazzetto, avremo un segno in più che ci ricorderà da dove veniamo e soprattutto, mi auguro, perché vale la pena continuare.»

Per Patrizia Moras, vicepresidente del Pattinaggio Artistico Pordenone, l’intitolazione a Mauro dà un’identità al luogo che le due associazioni abitano ogni giorno: «Questo palazzetto è la nostra base, la nostra casa. Per noi, che viviamo qui dentro gran parte della settimana, sapere di pattinare su questa pista è un orgoglio e uno stimolo enorme a fare sempre il massimo». Il suo augurio è che questa casa continui a essere «un luogo di sport e di crescita per tutti i nostri ragazzi», nel ricordo di Mauro, «simbolo del legame di Pordenone con gli sport rotellistici».

A rappresentare la famiglia è stato il fratello Lucio Marrone: «Noi vivevamo vicino, in via San Quirino, e venivamo al palazzetto pattinando da casa. Mauro era di poche parole, era uno che faceva più che diceva, era determinato e sempre molto convinto di quello che stava facendo. Come allenatore è stato anche abbastanza rivoluzionario per l’epoca. Io ho avuto una grande fortuna», ha detto ripensando alle sfide da bambini in cameretta: «sono stato il primo ad essere allenato da lui, con grinta».

In pista si sono alternati i più piccoli, le categorie giovanili e la prima squadra. La mattinata ha riunito anche i veterani, con la partita tra gli Amici di Mauro che ha richiamato nei colori le epiche sfide stracittadine tra Latus e Zoppas.